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La Donazione Differita si articola in due accessi il primo considerato di pre-qualificazione e il secondo di donazione.

Gli aspiranti donatori (Candidati Donatori) seguiranno un percorso di donazione differita articolato in:

1. percorso per aspirante donatore che non ha mai donato in cui si prevede di dedicare un tempo significativo alla fase di informazione;

2. percorso di reintegro del donatore che non dona da oltre 24 mesi, reintegro del donatore che si concentra su un raccordo anamnestico.

L'accesso alla donazione differita è consentito esclusivamente tramite prenotazione di entrambi gli accessi. Il primo accesso per l'aspirante donatore che non ha mai donato verrà organizzato dai ST dedicando almeno 20 minuti per ciascun donatore, in giorni e/o fasce orarie tali da garantire la massima disponibilità ed efficacia nella comunicazione con il donatore e che siano attrattivi per gli aspiranti donatori rispetto alle esigenze locali. Il primo accesso per il percorso di reintegro del donatore con oltre 24 mesi di inattività prevede esclusivamente una visita standard e gli esami di re-qualificazione.

Gli esami che vengono eseguiti al primo accesso definito “esami di prequalificazione” consistono in:
• sierologia di screening Qualificazione Biologica • Gruppo ABO e Rh (non previsto in caso di reintegro donatore) • Emocromo

In occasione del primo accesso il medico selezionatore formula giudizio di idoneità alla donazione e lo registra nel gestionale. Tale dato viene richiamato in occasione di prenotazione in qualsiasi AgenDona ed impedisce di far ripresentare altrove gli aspiranti donatori eventualmente non idonei. Se l'aspirante donatore è valutato idoneo a donare, esegue gli esami di pre-qualificazione e quindi viene obbligatoriamente effettuata la prenotazione del secondo accesso che deve essere di norma compreso tra il 7° e il 30° giorno dal primo. Il ST cura di informare l'aspirante donatore idoneo che il giudizio di idoneità del primo accesso dovrà essere confermato in occasione della donazione. L'aspirante donatore i cui esami risultino nella norma riceverà gli esiti degli esami in occasione del secondo accesso in cui, se il giudizio di idoneità verrà confermato rispetto all'anamnesi del periodo intercorso, il donatore effettuerà la donazione (con esecuzione degli esami previsti da legge). L'aspirante donatore i cui esami di pre-qualificazione siano positivi entra nei protocolli di emosorveglianza per test verifica e conferma. In occasione di ogni accesso viene consegnato all'aspirante donatore il giustificativo per assenza/permesso lavoro come da normativa vigente.

 

L’intervista

 

La Donazione differita : il modello Toscano raccontato dal Direttore CRS, Valentina Molese

 

La donazione differita rappresenta un modo nuovo per diventare donatori; infatti il donatore prima di donare acquisisce tutte le informazioni sulle tecniche di prelievo, sugli effetti collaterali, sui rischi di trasmissione delle malattie infettive con la trasfusione, sui comportamenti a rischio di trasmissione di tali infezioni. Il donatore segue un percorso di formazione e informazione finalizzato all’ acquisizione della consapevolezza di un dono che deve essere sicuro per chi riceve e per chi dona il sangue. La donazione differita è rivolta ai nuovi donatori e a coloro che non donano da oltre 2 anni.

 

Tali candidati donatori vengono sottoposti ad una valutazione clinico-anamnestica dal medico trasfusionista e a seguire ad un prelievo venoso volto a confermare l’idoneità alla donazione. Successivamente il candidato donatore potrà donare in un arco di tempo stabilito dal medico trasfusionista.

 

Abbiamo rivolto alcune domande alla Coordinatrice dei Servizi Trasfusionali della Regione Toscana che il  26 settembre ha ospitato un workshop sul tema, evidenziando esperienze e prospettive del sistema.

 

Attualmente in Italia 2/3 del sangue raccolto da nuovi donatori proviene da donazioni di primo accesso e nel mondo la donazione differita è praticata solo in Olanda, Danimarca e parzialmente in Germania. L’Italia può contare sulle esperienze della Toscana, della Sicilia e dell’Emilia Romagna.

 

Quali sono state le evidenze che hanno incoraggiato la Toscana a seguire questo modello?

 

In Regione Toscana la scelta di dirigere il modello organizzativo della prima donazione verso la differita è maturata certamente alla luce di esperienze provenienti da altre regioni o nazioni, divulgate anche da eventi informativi estremamente proficui organizzati dal CNS; tuttavia le informazioni ricevute sono state attentamente ponderate con associazioni e professionisti sulla base di una possibilità concreta di tradurle in un vantaggio per la donazione in Regione Toscana.

 

La cifra del sistema trasfusionale toscano sono la qualità e la sicurezza: nell'ambito della donazione questo si traduce con la scelta di puntare su una donazione indiscutibilmente gratuita, ma anche periodica e consapevole. Nel 2013 i donatori periodici superavano l'80%, un terzo dei quali aveva donato almeno una volta l'anno negli ultimi 5 anni.

 

Questo vuol dire che il sistema sanitario può contare su un donatore consapevole, che non solo è più affidabile, anche perchè più "competente", nel collaborare alla efficacia della visita di idoneità, ma che ci si aspetta anche più sensibile rispetto all'importanza di donare ciò che è necessario quando è necessario. Valore sociale sia per i pazienti ma anche per la comunità tutta: ricordiamo che la popolazione dei donatori è una popolazione sana che sa come mantenersi sana, che sceglie stili di vita salubri.

 

La donazione differita è anche un'opportunità per il versante dei professionisti, ai quali chiederemo di confrontarsi, con la partecipazione delle associazioni, per scegliere un modello organizzativo condiviso, che garantisca uniformità dei comportamenti.

 

Per quanto concerne la sostenibilità di questa scelta, c’è chi sottolinea il costo aggiuntivo che comporterebbe, cioè la duplicazione degli esami e la mancanza di omogeneità dei criteri di giudizio seguiti dai medici selezionatori, lei come risponde a tali obiezioni?

 

Per quanto riguarda il maggior costo per il sistema, dovuto al tempo ed agli esami aggiuntivi, va considerato che negli ultimi anni è aumentato il numero di unità scartate per cause sanitarie, ovvero per problemi di positività rilevati dai test ma che non erano stati "intercettati" come fattori di rischio a livello della visita di idoneità. Poter dedicare maggior tempo alla formazione di un donatore come dicevamo consapevole e periodico, che contribuirà all'autosufficienza regionale e nazionale, ha un valore etico non quantificabile, cui si affianca il risparmio di un costo di produzione e del costo di smaltimento di unità non valide.

Infine, preme sottolineare che la Toscana sceglie questa strada anche sulla scorta del fatto di poter contare di strumenti di prenotazione della donazione che mettono in condivisione a livello regionale lo stato di idoneità di un soggetto già censito nel database regionale, in modo da contrastare comportamenti di utilizzi opportunistici della differita. Non ultimo, la possibilità di usufruire di centri di qualificazione biologica centralizzati a livello di aree vaste,  che garantiscono protocolli condivisi di livello regionale per la validazione delle unità.

 

Si corre il rischio di “perdere” qualche donatore che si scoraggia non avendo portato a termine la donazione contestualmente all’accesso?

 

La donazione differita in Toscana viene scelta non solo come ulteriore presidio di sicurezza in quanto consente di separare i percorsi di due popolazioni (quella generale e quella dei donatori periodici) a rischio diverso (come dimostrano i dati ISTISAN sull'emovigilanza), ma anche di fornire l'opportunità per creare un accesso "coccolato" per il donatore.

 

Il doppio accesso, infatti, non va visto come un appesantimento del percorso di donazione, una barriera, un ostacolo contrapposto speciosamente al donatore, ma come un'opportunità di affiancare in maniera efficace, (dedicando più tempo, spendendo le parole giuste nel tempo giusto, lasciando sedimentare le informazioni), chi si affaccia per la prima volta a compiere questo atto di enorme valore umano e sociale.

Vuol dire avere tempo per illustrare anche le altre opportunità di donazione, come quelle di cellule staminali, su cui manca ancora la necessaria e appropriata informazione, troppo spesso demandata ai media o al settore privato che utilizza il linguaggio del marketing per convincere sull’utilità della conservazione autologa e spesso contribuisce alla (dis)informazione o all’illusione di curare tante malattie senza fornire evidenze condivise dalla comunità scientifica. Chi sceglie la strada della solidarietà, fa comunque una scelta di vita e noi desideriamo accogliere e prenderci cura di queste persone.

 

Gloria Pravatà

La Donazione Differita